| 12/02/2010 "Il Cappotto" di Gogol |
|
|
|
|
I ragazzi del gruppo Teatro della Nostra Famiglia di Padova, in collaborazione con i ragazzi di Terepia-teatro di figura e con l’Ass. Cantare suonando presentano “IL CAPPOTTO”, libero adattamento di Marilena Rubaltelli, dal racconto di Gogol. Immagini di Nicoletta Prandoni e Fabio Scarso. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Ore 16.30.
A Pietroburgo, in un ministero che è meglio non dire, c’era un funzionario, il protagonista della storia. Si chiamava Akàkij Akakièvic Era al ministero come funzionario da molto tempo, tanto che si poteva pensare che fosse venuto al mondo proprio in quel posto e avesse sempre esercitato il suo impiego. Non era affatto stimato, i superiori erano freddi e distaccati con lui. Aveva il ruolo di copista e copiare in modo corretto era ciò che gli importava. Akàkij faceva il suo lavoro con amore e soddisfazione, ma nessuno si accorgeva del suo zelo, di come copiava con precisione i testi che gli davano. Non pensava al proprio abito e al proprio aspetto, aveva il colletto della camicia così basso, rispetto a quello degli altri e alla moda del tempo, che il suo collo sembrava insolitamente lungo, la sua uniforme non era mai ordinata, aveva sempre qualcosa di appiccicato sopra. Akàkij non vedeva nulla tranne le righe su cui doveva copiare con la propria calligrafia le parole. Quando arrivava a casa trangugiava il pranzo e poi, anche lì, copiava qualche incartamento che si era portato dall’ufficio, perfino la sera, quando gli altri facevano ciò che a loro piaceva di più perché c’era tempo libero, lui copiava! C’era a Pietroburgo un grande nemico dei funzionari e anche di quelli che avevano una carica più elevata. Era il gelo pietroburghese! Faceva davvero molto freddo in quella città, non c’era altro trucco che camminare in fretta per le strade e arrivati nell’anticamera dei ministeri pestare per bene i piedi scrollandosi il gelo di dosso. Akàkij era preso in giro dai colleghi anche per il suo cappotto che era consumato sulle spalle e sulla schiena, se n’era accorto pure lui perché sentiva un gran freddo proprio in quei punti. Così portò il suo cappotto dal sarto Petròvič……. Il testo è letto, e interpretato dagli attori attraverso movimenti , atteggiamenti corporei, uso di maschere e oggetti simbolici, che mimano in modo creativo la storia. Il messaggio è del tutto attuale poiché, come nel racconto, anche nel mondo di oggi ciò che sembra importante è l’apparenza esteriore, chi non è adeguato viene emarginato e spesso diventa oggetto di scherno. Allo stesso modo il potere sembra esercitarsi come fine a se stesso, più nell’apparire e dimostrare, che nel servizio verso chi ha bisogno. Il racconto è paradossale, a volte comico, altre tragico, una bella metafora di una società in cui mancano i valori, ma proprio in questa assenza emerge ciò che veramente vale. |
| < Prec. |
|---|



