| Don Juan de Marana |
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Il francese Prosper Mérimée (1803-1870) alimenta la leggenda creando con “Le anime del Purgatorio”(1834) un eroe certamente originale, un Don Giovanni che, a detta dello stesso autore, “vive avventure sconosciute ai suoi famosi predecessori”. C’è in effetti il legittimo sospetto di imbattersi in una sorta di figlio d’arte, di un sosia che rivendica gli illustri natali dei personaggi di Tirso de Molina, Corneille, Rostand, o ancora di Molière e Mozart. Certo, ai suoi progenitori deve le qualitá di squisito seduttore e spietato giustiziere di mariti, ma è altrettanto vero che il Don Giovanni di Mérimée non nasce e non muore tale. E’, prima di tutto, un eroe umano. Inizialmente pio, devoto e quasi timido, viene traviato dal maligno solo dopo il distacco dalla famiglia, quando subisce uno sdoppiamento nel personaggio dell’amico-demonio don García, personificazione dei valori piú cupi di ateismo, cinismo e collezionismo amoroso. La figura del “doppio” Don Giovanni-Don García, costante per buona parte dell’opera, accompagna il protagonista in frequenti crisi d’identità, in travagliati esami di coscienza sui valori del bene e del male, della vita e della morte. La perdita dell’inseparabile amico García e il rientro nella cittá natale segnano la svolta: sul far della sera, in una dimensione onirico-fantastica, Don Giovanni osserva incredulo il proprio corteo funebre e rispolvera virtuosi ricordi d’infanzia, come il quadro del divino Morales raffigurante i tormenti delle anime del Purgatorio. E’ il momento del pentimento e della conversione, motivi cristiani che lo elevano a campione di santitá dopo anni passati tra penitenze, preghiere e tentativi di respingere antiche vendette. Novella breve ma estremamente densa, al tempo realistica e metafisica, si presta in via preferenziale all’adattamento teatrale di tipo simbolico-figurativo. La vocazione di pittore e drammaturgo dell’autore, infatti, si riverbera nella novella con fastose descrizioni, agili dialoghi e divisione delle scene a mo’ di atti teatrali. Proponendo in anteprima assoluta “Le anime del Purgatorio”, terepia, il teatro di figura sembra cosí cogliere, tra le linee dell’opera di Mérimée, il suo personale invito alla rappresentazione scenica . terepia, il teatro di figura si inserisce con particolare creativitá nell’interpretazione dell’azione, avvolta nell’atmosfera spagnola del secolo XVII, tra i colori pittoreschi della serenata, del duello, del misticismo religioso... E’ proprio la compresenza di questi elementi che spiega la scelta, tutta sperimentale, di una nuova interpretazione della marionetta. Questa assume proporzioni giganti, invitando il pubblico a concentrare l’attenzione sui due protagonisti Don Giovanni-Don Garcìa, messaggeri indiscussi dei valori morali dell’opera. terepia, il teatro di figura si cimenta con Mérimée nello studio di soluzioni espressive innovative, nell’applicazione di nuovi materiali e, più in generale, nella maturazione della propria tradizione artistica. Degno di nota è il tentativo, riuscito, di far convivere tre lingue sorelle come l’italiano, il francese e lo spagnolo. Lungi dal pregiudicare la comprensione della trama, magistralmente supportata dal simbolismo, questo abbraccio linguistico testimonia il fatto che il Don Giovanni si riscopre oggi un grande mito del nostro continente, un’eredità che cementa la consapevolezza del nostro patrimonio comune, del motto europeo “unità nella diversità”. |
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